Dic201124

Il senso di colpa e’ un sentimento doloroso: nasce dal riconoscere che abbiamo fatto del male ad un nostro simile, ma non sempre. Ha una grande utilità per la società, e in generale, nella nostra società, si prova troppo poco. In un’epoca di egoismo dominante, se fosse più presente, se affiorasse più spesso alle nostre coscienze, non ci troveremmo nei guai. Pensate quanti uomini di potere non lo provano neanche un po’, causando immenso dolore ai propri simili.
Gli psicologi, tradizionalmente, si sono sempre preoccupati dell’eccesso

di senso di colpa, non della sua assenza. Quanti uomini (e soprattutto quante donne) sono passate nel mio studio per risolvere problematiche esistenziali dovute proprio ad un eccesso di senso di colpa!
La mia collega dott.ssa Mazzilli, lo definisce così: “Il senso di colpa è un’emozione che permette di contenere le pulsioni distruttive e di prendere coscienza della sofferenza dell’altro. Identificato in questa modalità può avere anche sfumature costruttive perché mette in guardia qualora si stiano oltrepassando i limiti, costringe ad una messa in discussione e ad un’assunzione di responsabilità. Il senso di colpa, sperimentato spesso da ogni persona sensibile e responsabile, è un meccanismo della coscienza che, se non è deformato, segnala un disagio e ci rimprovera quando facciamo qualcosa che infrange il nostro codice morale, perseguitandoci fino a quando non ci attiviamo per rimediare con un gesto riparatore. Cercare di “evitare” il senso di colpa, significa comportarsi in modo da evitare di fare del male ad un’altra persona. Il senso di colpa è una reazione naturale ad una nostra azione cattiva, illecita, crudele o disonesta: una volta riconosciute le proprie responsabilità e prese le misure correttive, il campanello d’allarme della mente ha terminato la sua funzione.
Tuttavia può succedere che la colpa non sia collegata ad un atto specifico, ma nasca da un senso di inadeguatezza non compreso, da un senso di incapacità, di malessere non chiaro, può cioè scaturire da scenari più profondi della nostra interiorità, non necessariamente associati all’esperienza di vita pratica, trasformandosi in un’angoscia legata alla convinzione di essere inadeguati, inferiori, incapaci di essere amati e apprezzati.” Già. Spesso molti genitori riescono ad inculcare ai figli un senso di colpa tale (in buona fede) da renderli adulti che nel profondo non riescono a sentirsi degni di amore. E da qui tanti scelte disastrose: partner violenti, menefreghisti, scelte professionali sbagliate. Al senso di colpa è collegata anche una patologia della mente relativamente comune: l’ipocondria. Questa patologia, l’eccessiva paura di avere una o più malattie, ha le sue radici in comportamenti genitoriali che lentamente insinuano nella mente dei figli la minaccia di un abbandono o di un ritiro dell’affetto se non si adeguano alle richieste – inconsce o no – genitoriali.
Pian piano ci si allontana dai propri bisogni, e si vive cercando di adeguarsi alle richieste degli altri; primo, pensiamo profondamente di non meritare amore. Secondo, voliamo basso negli obiettivi della nostra vita e i sintomi ipocondriaci servono anche a prendersi veramente carico di noi stessi e delle nostre responsabilità. Assenza di sensi di colpa o massiccia presenza di questo sentimento: entrambe producono grande disagio, nel singolo e alla collettività. La psicoterapia in questi casi consiste proprio nell’aumentare la consapevolezza e far sì di essere liberi dai nostri stessi condizionamenti interni.

3 commenti

  1. Johnk19 ha detto:

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  3. […] Essere sopraffatti dai sensi di colpa è come avere una corda intorno alla vita che ci immobilizza, che ci trattiene dall’andare avanti; in effetti i sensi di colpa ci inducono a voltare la testa e rivolgere lo sguardo verso il passato col risultato che non prestiamo attenzione al presente (vedi art. del Dott. Stefano Scatena). […]

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