Gen201217

Nella vita di ognuno di noi arriva sempre quello che chiamo “Il momento della Verità”. E’ una situazione nella quale si arriva all’osso di noi stessi, alla nostra più intima essenza. Spesso è una piccola differenza, una minuta diversità nel comportamento, che fa emergere quanto ci siamo davvero accostati ai valori fondanti della nostra esistenza. Ad esempio abbiamo due amici, uno che frequentiamo spesso (lo reputiamo “un grande amico”), e un altro che vediamo meno, di tanto in tanto, che reputiamo un amico di…minore entità, diciamo. Poi ci troviamo in difficoltà, in una vera difficoltà, e chiediamo

aiuto ai due. Potremmo rimanere sorpresi: Il valore amicizia si esplicherà in maniera differente tra i due, e magari riceveremo l’aiuto sperato proprio dall’amico che non consideravamo tanto importante. A volte avremo grandi sorprese, ed è la differenza tra le persone vere – intendo quelle coerenti con i propri valori, nel mio esempio l’amicizia – e le persone che si riempiono la bocca di parole per costruire la loro fragile identità. Qui mi aggancio al discorso del comandante della nave Concordia. Hai voglia a dire: poverino, il panico lo ha sopraffatto e ha pensato alla sua pellaccia. La realtà è che nel “momento della verità” lui non è stato il comandante, il capitano della nave. Si è comandanti non solo quando per una vita vieni invitato con onore nel ristorante del transatlantico, cosa che sì gratifica, ma perchè c’è questo onore? Questo orgoglio per essere un comandante? Perchè si paga un prezzo, che è la responsabilità. Il dovere cioè, di essere l’ultimo a lasciare la nave e rischiare la propria vita per assicurare il salvataggio di quante più persone possibili. Ecco, nel momento della verità, il comandante si è rivelato quello che era in realtà: un non-comandante. Quando la società ci definisce in un certo modo, non è che lo siamo davvero perchè essa ci riconosce, ma per come ci comportiamo nel momento della verità. Non sei un amico, intendo dire, perchè ti definisco tale; ma per come ti comporterai nel momento della verità. Non sei un padre perchè fai un figlio, ma per come ti comporterai in alcuni momenti cruciali della vita di tuo figlio. Lo stesso vale per chi si definisce (e viene definito) marito, moglie, madre, nonna, medico, psicologo, avvocato, giudice…e Presidente. Più è alto e apprezzato il titolo (dottore, comandante, giudice, Presidente della Repubblica) più sono alti gli onori ma… più è alto il prezzo da pagare in termine di responsabilità. E questa rivelerà, come togliendosi un’immaginaria benda dagli occhi, se comandante lo sei davvero, oppure se sei solo un bluff.

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