Giu201217

L’ansia è un’emozione sgradevole che può essere definita come la sensazione di un pericolo imminente. Ha un rapporto molto stretto con la paura, essendo lo stato d’animo che si prova quando si è in presenza di qualcosa di cui si ha paura. D’altra parte può esserci ansia senza paura: a volte, infatti, si può provare uno stato di generica apprensione, ci si sente sulle spine, tesi e agitati, ma non si teme niente di preciso.

L’ansia può essere evocata sia da situazioni reali o immaginarie, persone, animali o oggetti considerati soggettivamente come pericolosi, sia da varie sostanze chimiche (per esempio, lattato di sodio). Benché tutti provino ansia in varie circostanze della vita, per alcune persone questa emozione può diventare un problema importante ostacolando il raggiungimento degli obiettivi personali; per esempio, nel rapporto con le altre persone, nello studio o nel lavoro. L’ansia è considerata normale se:

* è una risposta a un pericolo reale
* la sua intensità è proporzionata rispetto all’entità di tale pericolo
* scompare quando il pericolo cessa.

La distinzione fra ansia normale e ansia patologica non è quindi netta, ma sfumata, specialmente se si considera la difficoltà di stabilire ciò che è oggettivamente pericoloso. Nei casi più estremi l’ansia può diventare così intensa e incessante che la vita stessa sembra non offrire più occasioni di piacere.

La sensazione di ansia e le reazioni mentali e fisiologiche che si accompagnano ad essa sono per un animale una risposta biologicamente utile a una situazione fisicamente minacciosa. La memoria, la capacità di pensare al futuro, di ragionare e di decidere peggiorano perché tutta l’attenzione è diretta alla fonte di pericolo attualmente presente. Le reazioni fisiologiche in atto nell’organismo nelle situazioni di pericolo (per esempio, l’accelerazione del ritmo cardiaco, la vasocostrizione periferica, l’aumento della frequenza respiratoria, la maggiore tensione muscolare) hanno la funzione di proteggere da ciò che minaccia la vita, in primo luogo preparando a un lavoro muscolare rapido e intenso.

Ma in certi casi le reazioni fisiologiche sono di altro tipo: invece di un’attivazione delle risorse dell’organismo si ha un processo di “smobilitazione” e una reazione complessiva di inibizione. Nel linguaggio comune questo fenomeno viene indicato con l’espressione “essere paralizzati dalla paura”. Anche questo tipo di reazione alla minaccia di un attacco fisico può essere utile alla sopravvivenza: l’immobilità riduce il rischio di commettere azioni sbagliate, rende meno visibili e può far apparire l’animale come se fosse già morto (inutile quindi ucciderlo).

Se le reazioni cognitive e fisiologiche che si accompagnano a uno stato di ansia intensa possono essere utili a un animale che si trova a dover fare i conti con un’altra bestia minacciosa, nella vita odierna di noi esseri umani, quando sono eccessive, ottengono in genere l’effetto opposto. Le reazioni di ansia non si scatenano soltanto quando la situazione minacciosa mette a repentaglio la nostra incolumità fisica, ma anche in una gran quantità di situazioni in cui la fonte di pericolo non può essere affrontata adeguatamente con un’aggressione fisica o con una fuga. Si pensi per esempio a un esame o a una prestazione pubblica in campo scolastico, sportivo o lavorativo, oppure alla conversazione con un possibile partner sessuale molto attraente o con una persona di status molto elevato. In tutti questi casi il nostro obiettivo non è salvare la vita e non lo possiamo ottenere aggredendo o fuggendo. In ognuna di queste situazioni invece dobbiamo usare una serie di complicate abilità cognitive, emotive, sociali e comunicative per ottenere certi obiettivi o perlomeno per non fare qualcosa di grossolanamente inopportuno. Il pericolo in questi casi può essere una calo di autostima, la riduzione del proprio status sociale, la vanificazione di un lavoro faticoso, la perdita di un’occasione buona e via dicendo.

Di Gabriele Loiacono

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