Mag201321

Eccovi qui di seguito un breve resoconto delle spese che uno psicologo (serio) deve sostenere:
1) Lo psicologo non è mai preparato a fare quello che deve fare.
Per quanto abbia studiato, ogni persona è diversa e le varie scuole e teorie possono fornire solo delle indicazioni molto generali.
Perciò, quando nel tuo ufficio arriva il sig. Pistis, con la sua vita, i suoi problemi e i suoi sintomi, lo studio e le esperienze che hai maturato ti orientano… ma non ti forniscono nessuna mappa e nessuna guida!
Ogni psicologo deve fare costantemente i conti con una sensazione di inadeguatezza cronica che si allenta soltanto quando, come un sarto, avrà cucito il suo intervento sulle misure specifiche del sig. Pistis e lui lo avrà indossato sentendocisi bene, comodo e a suo agio.
Naturalmente, questo stato di glamour difficilmente si realizza al primo colpo,

perciò lo psicologo deve sempre scucire e ricucire quello che fa, fino a individuare la linea e il modello capaci di far sentire il sig. Pistis… proprio un figurino.
A quel punto, però, il lavoro è terminato e si ricomincia daccapo a vivere la sensazione di inadeguatezza, questa volta con il sig. Angius. Che avrà misure e gusti completamente diversi dal sig. Pistis.
Il vissuto di incapacità cronica fa parte del nostro mestiere e ci costringe a studiare e a formarci in continuazione, nel tentativo (compulsivo) di arginarlo, almeno un poco.
Le scuole di formazione costano.
2) L’ambiente in cui uno psicologo lavora, fa parte della cura.
Cioè deve essere riservato, silenzioso, ordinato e accogliente, tanto da permettere a una persona sconosciuta di aprirsi e raccontare le sue cose più intime, come se parlasse con un caro amico (che, in questo, caso non conosce e non ha mai visto prima). E tutto deve succedere nello spazio di sessanta minuti circa.
Se fai lo psicologo, in un ora il tuo paziente dovrà dirti: chi è, cosa fa, cosa prova, cosa gli è successo e come ha reagito.
Mentre tu dovrai dirgli qualcosa che gli permetta di sentirsi meglio e di tornare a casa con degli strumenti in più.
L’ambiente di lavoro perciò è fondamentale per favorire la concentrazione, l’attenzione, la confidenza e la sensibilità, sia del paziente che dello psicologo.
Non penso che per ottenere questo ci sia bisogno di arredi firmati e costosi… ma, certamente, occorre un luogo fisico silenzioso, asciutto, sufficientemente illuminato, pulito, senza odori forti, tiepido d’inverno e ombreggiato d’estate.
Questo ha un costo.
3) Quando lo psicologo non si sente bene, non può lavorare.
E non parlo di un raffreddore o di un’influenza. Quelle sono cose che capitano senza creare grosse difficoltà, al massimo qualche giorno di assenza. Mi riferisco ai casini che mettono K.O. il sistema emotivo.
Lo psicologo (serio) per lavorare deve dimenticarsi di se stesso e concentrarsi totalmente sulla vita e gli eventi di un altro. Non può distrarsi pensando che ha litigato con sua moglie, che la mamma è ricoverata in ospedale, che il bambino deve andare a ripetizioni altrimenti rischia di perdere l’anno… Cose del genere devono essere lasciate fuori dallo studio e riprese soltanto al termine della giornata lavorativa.
Quando le persone soffrono, hanno una pelle in meno…e si accorgono subito della disattenzione di chi dovrebbe aiutarle! Purtroppo, vivono la distrazione del terapeuta come una loro difficoltà e si chiudono, rendendo inefficace l’intervento e aggiungendo un’altra delusione alla lista dei loro guai (di solito già molto lunga).
Perciò, per fare bene il mestiere di psicologo, non è possibile vedere tante persone tutti i giorni. Altrimenti quell’attenzione totale e partecipe comincia a svanire e la possibilità di essere d’aiuto sparisce.
4) Le emozioni sono contagiose.
Se provate a stare in compagnia di una persona ansiosa, dopo un po’ inizierete anche voi a sentirvi in ansia, mentre dopo aver trascorso del tempo con una persona depressa le cose cominciano a perdere di interesse e le motivazioni si smorzano.
Al contrario, stare insieme a persone allegre mette di buon umore e condividere l’entusiasmo rende esuberanti e propositivi.
Passare ore e ore immersi in esperienze cariche di dolore e sofferenza, rattrista l’anima e sposta il barometro delle emozioni verso la depressione.
Ogni psicologo ha un suo tetto massimo di tolleranza al contagio emotivo, che non può superare senza essere sopraffatto dai malesseri psicologici.
Per questo motivo, uno psicologo (serio) non può incontrare più di quattro o cinque pazienti ogni giorno e svolgere con loro un lavoro efficace.
Nel nostro mestiere è necessario dosare attentamente i carichi di lavoro, selezionando (quando è possibile) situazioni diverse per gravità e sofferenza. Se si supera una certa soglia… il medico si ammala e non può curare più nessuno.
5) Ci vuole molto tempo per ogni persona.
Ogni persona ha bisogno di ricevere la giusta attenzione e dedizione. Ci vuole un tempo in cui favorire la condivisione e il racconto delle esperienze difficili e un tempo in cui stimolare la scoperta di nuovi punti di vista. Poi ci vuole un tempo per raccogliere dei dati concreti e un tempo per stabilire insieme un piano di intervento.
Per fare tutto questo serve almeno un’ora. Ma quando il paziente è andato via, occorre anche un tempo in cui abbandonare i suoi vissuti e le sue esperienze e fare tabula rasa di tutto, per accogliere una persona diversa con una storia diversa ed esperienze diverse.
Uno psicologo dedica moto tempo a ogni persona. Al contrario di altri specialisti, non può frazionare i suoi guadagni sulla quantità. Deve offrire sempre un lavoro individuale e di qualità.
6) Lo psicologo deve andare dallo psicologo.
Dopo aver passato quattro o cinque ore ogni giorno ascoltando storie di dolore, inciampare su qualche problema personale fa tracimare immediatamente il sistema emotivo.
In più, in periodi di super lavoro, il contagio psichico può provocare vissuti di inadeguatezza che si sommano alla sensazione di inidoneità cronica, connaturata la nostro mestiere, aggravandola.
Ecco quindi che anche noi, periodicamente, ci rivolgiamo a qualche collega per ricevere da lui le stesse cure che prodighiamo ai nostri clienti.
Sono convinta che stare dall’altra parte della scrivania aiuti gli psicologi a sentirsi più vicini ai loro pazienti e favorisca la condivisione dei vissuti emotivi.
Naturalmente le sedute di psicoterapia costano.

In conclusione…
Cari amici, lettori e curiosi di questo blog, se vi guardate intorno non potrete che darmi ragione. Nessuno è mai diventato ricco facendo lo psicologo!
I costi che dobbiamo sostenere per svolgere bene la nostra professione sono alti e il tempo in cui possiamo lavorare per guadagnare, è poco.

Il nostro mestiere è affascinante e bellissimo, ma ciò che ne motiva la scelta è solamente l’emozione che si prova nel vedere un altro riprendere a stare bene, non certo la prospettiva di lauti guadagni.

Dott.Ssa Carla Sale Musio

2 commenti

  1. ALESSANDRO ha detto:

    Sono solo in parte d’accordo. Lo psicoterapeuta fa questo lavoro, perchè gli piace. Quindi tutti questi “sacrifici” ci stanno tutti abbondantemente. Che dovrebbero dire quelli che lavorano in miniera?? Oppure tanti che sono impiegati con contratti precari??
    La relatà che alcuni psicologi hanno richieste economiche fuori da ogni logica, questa è la realtà

  2. Manuela ha detto:

    Dunque chi non può permettersi uno psicoterapeuta deve subire la malattia, il disagio ecc.? Purtroppo non può essere un lusso curare la mente quanto il corpo.

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