Lug201408

Come presentare ai figli il nuovo compagno o la nuova compagna?
“Sono separata e ho un nuovo compagno: come affrontare l’argomento con mio figlio? “
“Come fargli accettare il mio nuovo compagno?”
“Nel caso incontrassi la persona giusta come dovrei comportarmi con mio figlio?”
“Dopo quanto tempo è giusto presentare un nuovo “amico/a” ai figli?”

Queste sono solo alcune delle tante domande che i genitori separati si pongono dopo la separazione. Con questo articolo vorrei provare a dare alcune risposte.

Intanto è importante porsi queste domande prima di affrontare una nuova relazione dopo la separazione, poiché dietro queste richieste vi è un profondo desiderio e preoccupazione da parte dei genitori di proteggere e rassicurare i propri figli dalle sofferenze che possono in qualche modo intaccare la loro serenità.

Ciò di cui hanno bisogno i figli è sicuramente essere “rassicurati“, chiaramente è un discorso valido per tutti i bambini, ma in particolar modo per coloro che vivono momenti critici come la separazione dei genitori e successivamente la presenza nella loro vita di un nuovo compagno/a dei genitori.

I figli hanno bisogno di continuità e stabilità nel vivere quotidiano, proprio perché i cambiamenti e i modi e i tempi di assimilarli sono molto diversi rispetto agli adulti.

Sono loro stessi a richiedere di poter mantenere i rapporti con entrambi i genitori, senza avere troppe difficoltà ad accedervi; vogliono sapere che i genitori cooperano per loro, senza coinvolgerli direttamente nelle discussioni; essere sicuri che in ogni momento possono contare sull’aiuto di entrambi i genitori; ricevere risposte alle loro domande; avere delle figure di riferimento stabili.

Dall’altra parte i genitori separati hanno il bisogno (alcuni) e diritto di rifarsi una vita con un altro partner. Quando saranno pronti ad affrontare una nuova relazione, la cosa importante non è limitarsi o evitare la storia, ma capire che tipo di relazione si tratta.

E’ fondamentale infatti non farsi prendere dalla fretta nel presentare il nuovo compagno/a ai propri figli, fino a quando non ci si è resi conto se è una storia passeggera basata sul sesso o di una storia che può durare nel tempo, più stabile e basata su obiettivi comuni. Questo è importante perché i bambini tendono ad affezionarsi facilmente e potrebbero subire un’altra sofferenza oltre che alla separazione dei genitori.

Se si è sicuri che il nuovo rapporto possa essere durevole nel tempo è giusto parlarne con i figli, hanno il diritto di sapere e condividere (soprattutto quando sono più grandi). Il nuovo rapporto deve essere proposto in modo delicato, con tatto, adattando il discorso all’età del bambino.

Sarebbe opportuno introdurre il nuovo compagno/a con gradualità rispetto all’accettazione della nuova figura adulta accanto al genitore, per evitare di sentire invaso il suo spazio psicologico oltre che la casa dove vive, e abituarsi all’idea che questa figura inizierà a condividere tutti quei momenti che prima erano prerogativa dell’altro genitore.

Il compito del genitore sarà quello di affrontare l’argomento con molta calma e pazienza, essere sinceri fin dall’inizio senza nascondere nulla; chiarirgli chi è precisamente questa persona, come lo potrà chiamare, che ruolo avrà nella sua giornata, rassicurandolo sempre ed in ogni caso della presenza dell’altro genitore.

Occorre rispettare i tempi necessari per elaborare esperienze esistenziali così importanti, come lo scioglimento della prima famiglia e la formazione di un secondo nucleo. Se alcuni bambini si adattano più facilmente, altri invece hanno difficoltà ad accettare una nuova presenza stabile dentro casa. Se poi l’“intruso” cerca di sostituirsi al genitore assente, la sua presenza può diventare inaccettabile. Anche quando disapprovano la scelta fatta dai loro genitori, anche quando pensano che uno dei due abbia torto o non sia un buon genitore, i figli sono restii a “tradirlo” consentendo ad un altro di insediarsi al suo posto (A. Oliverio Ferraris 1997)

Un altro aspetto importante è sottolineare gli aspetti positivi della situazione, cioè il fatto che il bambino avrà due famiglie e dunque più risorse, più persone da cui imparare e relazionarsi, da cui potrà trarre sostegno.

I bambini in questi momenti hanno bisogno anche di essere ascoltati e coinvolti, ma soprattutto di essere sostenuti ad esprimere i propri sentimenti verso queste nuove figure.

Talvolta il genitore intraprende una nuova relazione con un partner che a sua volta ha avuto un precedente matrimonio che si è sciolto attraverso il divorzio e magari ha anche dei figli. Coloro che creano questo tipo di legami formano le cosidette “famiglie ricostituite“. Le dinamiche delle famiglie ricostituite sono perciò strettamente connesse alle famiglie separate, perché la modalità con cui è stata rielaborata la separazione è un fattore che condiziona la crescita di questi nuovi nuclei familiari. Alcune coppie che hanno formato una famiglia ricostituita, spesso non sono coscienti delle numerose difficoltà a cui si può andare incontro e dei compiti di sviluppo che deve affrontare.

Anche la famiglia ricostituita, come tutte le famiglie è un processo in evoluzione. Nel primo periodo la famiglia ricostituita sperimenta uno stadio”ottimista“, in cui si progetta senza essere realistici. E’ proprio in questa fase che si rischia di commettere dei gravi errori, come pensare che la nuova relazione possa aiutare a cancellare o dimenticare la precedente o che il nuovo partner possa diventare genitore di figli non suoi, che possa educarli, imporre regole di vita quotidiana del tutto diverse. Inizialmente in ogni nuovo nucleo familiare si riscontra un pò di confusione, perché è necessario di tempo per assimilare le nuove figure, definire i ruoli e le regole capaci di restituire stabilità alla nuova famiglia.

Si possono verificare delle gelosie tra figlie nuovi partner, lo può percepire come una figura che gli sottrae le attenzioni del genitore, o il nuovo partner si sente subordinato rispetto ad un figlio o all’ex-partner. Per queste e altre motivazione, dopo un periodo iniziale di entusiasmo, si può verificare una “crisi“, che è fisiologica. Ecco che si manifestano i primi conflitti, che devono essere un occasione di crescita, perché se si supera la crisi si raggiunge la stabilità e l’accettazione reciproca.

Un altro problema che si può verificare nelle famiglie ricostituite é la presenza dei “fratellastri“, che entrano all’improvviso nello spazio familiare. I più piccoli sono quelli che si adattano più facilmente, mentre i più grandi si oppongono alla presenza dei fratellastri, in quanto si sentono derubati dall’affetto e talvolta anche dallo spazio fisico.

Fin dall’inizio nella famiglia tradizionale i ruoli son ben definiti. Nelle famiglie ricostituite viene a mancare questa chiarezza e colui/e che vive con i figli del partner , può avere qualche problema nel trovare un posto all’interno della nuova famiglia e a identificare una linea di condotta coerente

Può passare da un atteggiamento in cui manifesta un eccesso di ruolo (per es. cerca di educare figli non suoi) o all’estremo opposto assumere un ruolo di fastidiosa marginalità che si conclude in disinteresse. Può sentirsi messo in secondo piano rispetto ai figli e anche rispetto all’ex-coniuge, pur avendo un buon rapporto con il partner.

Un segnale percepibile che la crisi è superata e che la nuova famiglia incomincia a trovare un equilibrio è la presenza del senso del “noi“, si incomincia ad accettare l’idea di stare insieme, qualcuno inizia a dire “la nostra famiglia” e gli altri accettano questo modi di esprimersi. I conflitti dovrebbero essere visti come opportunità per imparare qualcosa sugli altri e su se stessi, ad accettarsi e a non invadere lo spazio altrui. I componenti del nuovo nucleo diventano consapevoli che i sentimenti e i pensieri si possono trasformare, le diversità che in passato provocavano rabbia, ora sono tollerate e concesse.

Riferimenti bibliografici:

Malagoli Togliatti M., Lubrano Lavadera A., Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia, Il Mulino Ed. 2002
Oliverio Ferraris A., Il terzo genitore. Vivere con i figli dell’altro, R. Cortina Ed. 1997

TTtecnologico

1 commento

  1. Rosa Consalvi ha detto:

    Buongiorno dottore, il suo articolo mi ha centrato in pieno i contrasti che vivo da qualche mese a causa del fatto che il mio compagno non ritiene ancora opportuno consentirmi di frequentare suo figlio che ha 5 anni e mezzo, in quanto la sua ex moglie si oppone fortemente a questa eventualità in quanto ho iniziato la mia storia con lui prima della separazione.
    Razionalmente riconosco come opportune tutte le cautele del mio compagno a voler far passare altro tempo, il problema è che invece lui frequenta la mia casa in una sorta di semi convivenza ed ha un buon rapporto con mio figlio di 7 anni che comunque ci vede dormire insieme.
    E’ anche vero che la mia separazione risale a 7 anni fa mentre quella del mio compagno è avvenuta solo 3 mesi fa eppure io ho delle forti resistenze caratteriali ad accettare questa disparità di situazioni nella nostra soluzione, mi sembra di non cautelare il mio bambino ma solo il figlio di lui.
    Potrebbe suggerirmi cosa in effetti le sembra più opportuno?

Lascia un commento