Ott201519

Immagie-infanzia-1
La depersonalizzazione fu descritta per la prima volta da Dugas Ludovic (uno psichiatra francese) intorno agli anni Cinquanta. Oggi va compendiata con il concetto di derealizzazione.

Si tratta di due aspetti dello stesso fenomeno psicologico (o disturbo che dir si voglia). La differenza fra i due stati non è qualitativa; è piuttosto relativa a quale sia il focus dell’attenzione: la depersonalizzazione implica un appannamento del senso di sé (della persona); la derealizzazione un appannamento del senso della realtà.

I due fenomeni possono essere estemporanei e passeggeri o possono accompagnare stabilmente precise sindromi psicopatologiche come ansia generalizzata, attacchi di panico (D.A.P.), stress, disturbi ossessivo-compulsivi. Talvolta possono essere prodotti artificialmente mediante assunzione di droghe come la canapa e l’ecstasy. Sono frequenti in stati psicotici o borderline.

Genericamente i due fenomeni possono essere descritti come episodi occasionali o persistenti di distacco o estraniamento da se stessi o dal mondo esterno. La persona che li sperimenta riferisce spesso frasi di questo genere: Mi sembra di comportarmi come un automa, È come se fossi in trance ma facessi normalmente tutte le cose quotidiane, È come se una parte di me, del mio pensiero, fosse assente…. La ricorrenza, in tali descrizioni, del Mi sembra e del Come se… è tipica di chi vive uno stato di ansia “dispercettiva” (che altera le percezioni) e cerca di descriverlo.

Chi non abbia mai sperimentato tali stati e voglia capirli, può pensare alle sensazioni crepuscolari proprie dell’addormentamento o del risveglio. Nei momenti di passaggio tra la veglia e il sonno e viceversa, le sensazioni esterocettive, ossia che provengono dal mondo esterno, e quelle propriocettive, cioè provenienti da noi stessi, sono leggermente alterate, spesso si confondono fra loro: i due mondi, della veglia e del sonno, non sono del tutto distinti. La sensazione di labilità, di vaghezza, di non presenza a noi stessi, ma anche di sensazioni oniriche e confuse, tipica del dormiveglia è simile ciò che prova un individuo che sperimenta la depersonalizzazione o la derealizzazione.

La percezione di sé e della realtà viene avvertita con dubbio, come si trattasse di qualcosa di artificiale, di non precisamente vero e reale, quindi si mostra nella sua matrice mentale.

Una nota importante: gli esami elettroencefalografici e psicologici (T.A.T., M.M.P.I.) e i colloqui clinici psichiatrici, forniscono di solito risultati nella norma. Dunque, i due fenomeni, presi in se stessi, non sono in alcun modo da intendersi come neuropatologici o di rilevanza psichiatrica.

Nicola Ghezzani

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