Giu201601

Il Femminicidio2

Pubblicato in Articoli

Si sa sempre molto poco di queste donne e delle loro storie, ma c’è un aspetto comune che si trova sempre quando si legge di loro: “è stata una tragedia annunciata”; il passaggio all’atto violento che ne ha de-terminato la morte avviene, solitamente, dopo mesi o anni di maltrattamenti e violenze.
I numerosi fatti di cronaca parlano, ogni giorno, di violenze perpetrate all’interno di legami affettivi; in diversi casi, purtroppo, se ne parla perché ragazze o donne vengono uccise da chi si presumeva dovesse amarle. Si sa sempre molto poco di queste donne e delle loro storie, ma c’è un aspetto comune che si trova sempre quando si legge di loro: “è stata una tragedia annunciata”; il passaggio all’atto violento che ne ha de- terminato la morte avviene, solitamente, dopo mesi o anni di maltrattamenti e violenze.
Cosa si può fare per contrastare il fenomeno della violenza? Cosa si può fare “prima che sia tardi”? Da un lato, l’operazione che a livello culturale, sociale, mediatico si sta tentando di produrre è una focalizzazione sul maschile; tra i temi trattati, in primo piano c’è sempre di più quello che interroga gli uomini, la loro posizione di carnefici e come questa possa evolversi, modificarsi, produrre un possibile cambiamento.
Quando si parla di violenza sulle donne si parla davvero delle donne? O si parla di quante botte hanno preso, quante costole rotte, quali organi danneggiati, come sono state uccise? Solitamente sappiamo da quanto tempo stavano con il loro carnefice. Ma sulla loro posizione ci si interroga mai? Su cosa le abbia portate lì, sul perché, sul loro modo di desiderare, di amare, etc. Questo è il pane quotidiano di uno psicoanalista, certo. Ma quello su cui vorrei portare la riflessione è se questo piano non manchi, appunto, per altri motivi. Non c’è forse una confusione tra colpa e responsabilità che invece andrebbero ben distinte? Sì, la nostra cultura ha indubbiamente avvallato per decenni una certa posizione di “colpevolezza” e di subordinazione femminile, anche dal punto di vista giuridico.

Claudia Rubini

2 commenti

  1. cristina usma ha detto:

    Buongiorno,è bello sapere che esperti come psicologi e criminologi possano occuparsi di riffletere sul feminicidio per trattarsi da materia di studio e in alcuni caso oggetto di lavoro e gli faccio i miei complimenti vorrei solo opinare che questa società millenaria culturalmente parlando non ha aperto gli occhi ad altri panorami tali forza naturale femminile perchè se ne parla poco per evitare che tutta la natura selvaggia del genere femminile prenda il suo posto il settore maschile lo sa benissimo e come vogliono sovrastare e l’unica forza che li ha dato madre è stata quella della distruzione non hanno nessun potere senno quello di sottovalutare e cercare di anulare qualsiasi espressione femminile come mai la storia è ricca di battaglie tutti per potere mica per amore quindi se alla donna non le viene concesso il diritto di esprimersi e solo colpa della società per ommetere le sue responsabilità e continuare avanti la storia,grazie

  2. mary ha detto:

    Il. femminicidio è un fenomeno più diffuso di quanto si pensi…ci sono donne che hanno subito senza denunciare..ho subito violenza inizialmente verbale poi hq iniziato a farmi dispetti ..poi mi ha isolata dal mondo ..sono ingrassata 40 kl In 3 mesi. quando ho cominciato a lavorare non accettava che mi prendessi cura di me ed era diventato aggressivo fino a picchiarmi.. I suoi problemi erano dovuti alla famiglia. lui era asociale però per tutti era un agnello…

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