Lug201814

Al momento della notizia della morte di una persona cara l’esperienza principale è quella della disperazione; sensazioni di stordimento caratterizzano questa fase di shock che può durare da qualche ora a qualche giorno con importanti emozioni di rabbia e dolore. Questa però può essere anche una fase in cui la mente, per difendersi, può mettere su meccanismi di negazione o di evitamento del ricordo dell’evento proprio per aggirare il dolore. Tali meccanismi difensivi sono soprattutto utilizzati dai bambini. Dobbiamo aiutare chi vive questa fase a parlare di quanto sta provando per permettere alla persona, adulto o bambino che sia,

di riconoscere e validare le proprie emozioni di dolore.

In un secondo momento, la persona prende atto della realtà della perdita, oscillando tra angoscia e disperazione da un lato e rifiuto di questa consapevolezza dall’altro, nutrendo in sé la speranza che la persona morta possa ritornare. Questa fase è molto più ampia in ordine di tempo, può infatti durare da qualche mese a qualche anno e a livello psicologico può caratterizzarsi con senso di irrequietezza e con preoccupazione eccessiva verso il proprio caro che non c’è più. Accogliere il sentimento di rabbia vissuto dall’adulto o dal bambino può permettere loro di esprimere quest’emozione senza provare sentimenti di colpa.

Successivamente la persona comincia a prendere consapevolezza dell’accaduto. È una fase in cui si oscilla tra disperazione ed apatia, la persona comincia ad accettare la perdita ma tende a chiudersi in se stessa, a diventare apatica ed indifferente, tante volte non riesce a dormire, perde peso, sente quasi che la propria vita abbia perso di significato, dunque non riesce a provare interesse per i progetti futuri. La grande delusione è comprendere che della persona morta ciò che resta sono solo i ricordi e che nulla potrà cambiare la realtà e quanto accaduto. La paura poi che accompagna questa fase è quella di dimenticare il proprio caro. È questo il tempo nel quale occorre aiutare la persona a mantenere vivo il ricordo attraverso racconti di momenti di vita passati insieme. Con i bambini si può proprio fare la ricostruzione anche attraverso foto e disegni di bei momenti trascorsi insieme per aiutarli a conservare il positivo di quella relazione.

2 commenti

  1. Aria ha detto:

    Perche’ bisogna ricordare solo il positivo? La persona e’tale proprio nei difetti, e ricordare anche episodi di sbagli errori o comportamenti poco corretti o inadeguati non servirebbe ad umanizzarla anziché mitizzarla? Grazie per la risposta.

    • Non si può ricordare solo i momenti positivi, purtroppo. Tuttavia è la spiegazione profonda di quelli negativi che ci può fare stare meglio con sè stessi e superare al meglio un lutto. Grazie della domanda!

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