Ago201828

I bambini abusati sessualmente, per fronteggiare il trauma e tollerare la paura, possono sviluppare un comportamento di ipervigilanza e di attacco-fuga. Sentono di aver subìto una violazione profonda e spesso esplodono anche in eccessi di rabbia e/o odio, che vanno a costituire la loro armatura protettiva.

Inoltre, possono manifestare una ri-attualizzazione dell’evento traumatico, cercando, appunto, di riproporlo e metterlo in atto anche con i coetanei. Questi bambini, fintanto che non riescono a elaborare il trauma, si trovano a dover gestire una vasta gamma di emozioni contrapposte: tenerezza e amore per l’abusante (se intrafamiliare), oltre a piacere fisico, che poi spesso genera colpa in questi bambini, ma anche

schifo, paura e impotenza.

L’impatto con il trauma potrebbe comportare difficoltà nello sviluppo e la rottura del normale percorso di crescita del minore; rotture nell’emergere di abilità, come quelle relazionali, l’intelligenza, il coping e le capacità di problem solving, l’autoregolazione, l’autostima e la fiducia, potrebbero annullare e andare a minare la capacità di resilienza, ossia la capacità d’adattamento, di flessibilità e di resistenza a stress e ansia (Di Blasio, 2005), nonché rendere più probabile lo spostamento del ragazzo su traiettorie e percorsi di sviluppo caratterizzati da problemi comportamentali o da psicopatologia (Nader, 2008).

Finkelhor e Browne hanno individuato quattro vissuti emotivi caratteristici dell’abuso, rintracciabili nel mondo interno del bambino abusato:

1. Sentimento di impotenza: il minore sente di non aver controllo sulla propria vita. Questo sentimento si va a collegare anche a vissuti di svalutazione, negatività e degradazione dell’immagine di sé, che risulta, così, danneggiata e indebolita;

2. Sentimento di tradimento: l’adulto ha abusato, con seduzione e inganno, il corpo e la mente del minore, violandone l’intimità. Questo tradimento porta il bambino a perdere automaticamente la fiducia negli adulti e nelle loro capacità di garantire protezione e sicurezza. Inoltre, questo sentimento può legarsi a sintomi depressivi e all’iperdipendenza, dovute proprio da questa sfiducia, tipica dei bambini abusati;

3. Sentimento di stigmatizzazione: il minore si sente “diverso” e segnato per sempre. A ciò si associano anche vissuti di colpa e vergogna che non fanno che aumentare la percezione del bambino che continua così a pensare di essere mostruoso e che ciò che gli è accaduto resterà su di lui come un marchio indelebile. La perdita di autostima e la presenza di tendenze di autodistruttive vanno a costituire lo stigma negativo, che va a spiegare sintomi quali l’isolamento, la tendenza alla devianza, l’autolesionismo e la ri-vittimizzazione;

4. Sessualizzazione traumatica: l’esperienza sessuale che l’offender attua con e sul bambino risulta traumatica, in prima istanza, perché è un’esperienza non idonea in relazione all’età del minore. Inoltre, come se non bastasse, comporta comunque un’eccitazione psicofisica eccessiva e non conforme alla capacità del bambino di farvi fronte. Pertanto, ciò può generare una spinta, nel minore, verso attività sessuali compulsive, giochi sessuali e conoscenze sessuali inadeguate all’età o, al contrario, determinare un’anestesia verso esigenze fisiche naturali, portando anche a disturbi alimentari, del sonno e dei ritmi naturali.

Più in generale, l’AACAP (American Academy of
Child and Adolescent Psychiatry) raggruppa i
possibili esiti e comportamenti a seguito dell’abuso sessuale in quattro categorie:
a) Sintomi di angoscia: paure, fobie, incubi, problemi somatici;
b) Reazioni dissociative e sintomi isterici: amnesia, sogni a occhi aperti, stati di trance, attacchi isterici;
c) Reazioni depressive: bassa autostima, comportamenti autolesivi e condotte suicidarie;
d) Disturbi del comportamento sessuale.

Fonte:Spazio Psicologia

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