Ott201128

Quando ero ancora un adolescente pensavo che il lavoro più importante del mondo fosse quello del cantante. Perché, malgrado potesse sembrare ovvio che il mondo andasse avanti grazie all’economia, al lavoro, all’amore, al sesso o ad altre mille cose, ogni volta che qualcuno – che chiunque! – viveva, guadagnava, comprava, vendeva, lavorava, amava, scopava o faceva qualsiasi altra cosa, anche la cosa più improduttiva o banale, come ricordare il primo bacio o pulire la cucina, be’… lo faceva sempre con una radio accesa in sottofondo o con un ritmo accennato nel cuore mimato furtivamente da labbra senza voce.

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