Set201613

Le persone che hanno il timore di uscire di casa per paura di avere un attacco di dissenteria sono molte più di quelle che si pensa. Le cause della dissenteria possono essere plurime, ma molte volte sono associate a problematiche psicologiche e per questo più difficili da affrontare da soli. Tutto può iniziare con un attacco di dissenteria che colpisce il malcapitato in una tavola calda o ad esempio in ufficio dopo la pausa pranzo. Un’esperienza non certo piacevole, ma che potrebbe divenire drammatica se non affrontata con il giusto piglio e qualora ci si lasciasse sopraffarre dal nostro lato emotivo. E’ così che la paura di mangiare lontano dalla propria abitazione diventa una realtà concreta e riuscire a spiegare a sé stessi le cause di questa dissenteria e arginare la paura legata a questo disturbo diviene impresa impossibile. In questi casi tra le prime cause che si associa alla dissenteria vi è l’eccesso di ansia e la ferma convinzione che ogni qual volta si esca di casa un attacco di dissenteria possa essere sempre lì in agguato, fuori dalla nostra porta, pronta a minare la nostra stabilità emotiva e fisica. Prima di uscire di casa il pensiero che

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Lug201617

Spesso nella relazione caratterizzata da dipendenza e co-dipendenza affettiva uno dei due partner va incontro ad attacchi di rabbia che sono vere e proprie esplosioni di furia distruttiva. Quando accade all’uomo, costui è di solito un insicuro che ha bisogno di esercitare un controllo su di una partner per proteggersi dalla precarietà della vita e delle relazioni; altre volte invece è un isterico (con tratti sadici) che necessita di una

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Giu201611

violenzasugliuomini
Nella triste rassegna che pressoché all’ordine del giorno racconta episodi di violenza a danno delle donne, appare strano o quantomeno straordinario pensare che anche l’uomo, notoriamente artefice di abusi, possa in qualche caso essere la vittima di un certo tipo di vessazioni messe a punto proprio da mogli e compagne.

Eppure, accade anche questo e gli episodi in cui sia proprio la donna a tenere in pugno il partner si verificano nella sordina di una scarsa risonanza mediatica che sembra come allergica ad una par condicio in grado di considerare i due sessi potenzialmente aggresssivi nello stesso modo.

“Sono prive di fondamento le teorie dominanti che [..]

Giu201601

Il Femminicidio2

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Si sa sempre molto poco di queste donne e delle loro storie, ma c’è un aspetto comune che si trova sempre quando si legge di loro: “è stata una tragedia annunciata”; il passaggio all’atto violento che ne ha de-terminato la morte avviene, solitamente, dopo mesi o anni di maltrattamenti e violenze.
I numerosi fatti di cronaca parlano, ogni giorno, di violenze perpetrate all’interno di legami affettivi; in diversi casi, purtroppo, se ne parla perché ragazze o donne vengono uccise da chi si presumeva dovesse amarle. Si sa sempre molto poco di queste donne e delle loro storie, ma c’è un aspetto comune che si trova sempre quando si legge di loro: “è stata una tragedia annunciata”; il passaggio all’atto violento che ne ha de- terminato la morte avviene, solitamente, dopo mesi o anni di maltrattamenti e violenze.
Cosa si può fare per contrastare il fenomeno della violenza? Cosa si può fare “prima che sia tardi”? Da un lato, l’operazione che a livello culturale, sociale, mediatico si sta tentando di produrre è una focalizzazione sul maschile; tra i temi trattati, in primo piano c’è sempre di più quello che interroga gli uomini, la loro posizione di carnefici e come questa possa evolversi, modificarsi, produrre un possibile cambiamento.
Quando si parla di violenza sulle donne si parla davvero delle donne? O si parla di quante botte hanno preso, quante costole rotte, quali organi danneggiati, come sono state uccise? Solitamente sappiamo da quanto tempo stavano con il loro carnefice. Ma sulla loro posizione ci si interroga mai? Su cosa le abbia portate lì, sul perché, sul loro modo di desiderare, di amare, etc. Questo è il pane quotidiano di uno psicoanalista, certo. Ma quello su cui vorrei portare la riflessione è se questo piano non manchi, appunto, per altri motivi. Non c’è forse una confusione tra colpa e responsabilità che invece andrebbero ben distinte? Sì, la nostra cultura ha indubbiamente avvallato per decenni una certa posizione di “colpevolezza” e di subordinazione femminile, anche dal punto di vista giuridico.

Claudia Rubini

Mag201614

Gli attacchi di panico sono caratterizzati da paura o disagio intenso che nell’arco di qualche minuto raggiungono il livello massimo di intensità. Possono essere “attesi” in risposta ad un elemento scatenante un oggetto o una situazione temuta, oppure “inaspettati” verificandosi senza una ragione apparente (es. attacco di panico notturno). Le persone affette da attacchi di panico sono costantemente preoccupate o spaventate di avere ulteriori episodi di questo tipo al punto da modificare il proprio comportamento evitando di andare in bicicletta, svolgere esercizio fisico, o frequentare determinati luoghi. La frequenza può variare da una volta a settimana o verificarsi tutti i giorni, o ogni due mesi per anni. Gli attacchi possono associarsi al timore di una diagnosi inattesa, o da preoccupazioni sociali come la vergogna di essere giudicati male dagli altri,

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