Feb201713

La sindrome di Burnout è una patologia, in varie misure, che interessa i lavoratori che sono impegnati quotidianamente e ripetutamente in attività che implicano i rapporti interpersonali. Inizialmente è stata studiata H. Freudenberger e da C. Maslach che portarono avanti le prime osservazioni, perfezionando la sindrome in tre parti: deterioramento dell’impegno del lavoro; deterioramento delle emozioni associate al lavoro; un problema di adattamento tra la persona e il lavoro. Il Burnout colpisce prevalentemente le persone che svolgono professioni di aiuto, coloro che entrano in contatto con persone che vivono situazioni di

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Giu201601

Il Femminicidio2

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Si sa sempre molto poco di queste donne e delle loro storie, ma c’è un aspetto comune che si trova sempre quando si legge di loro: “è stata una tragedia annunciata”; il passaggio all’atto violento che ne ha de-terminato la morte avviene, solitamente, dopo mesi o anni di maltrattamenti e violenze.
I numerosi fatti di cronaca parlano, ogni giorno, di violenze perpetrate all’interno di legami affettivi; in diversi casi, purtroppo, se ne parla perché ragazze o donne vengono uccise da chi si presumeva dovesse amarle. Si sa sempre molto poco di queste donne e delle loro storie, ma c’è un aspetto comune che si trova sempre quando si legge di loro: “è stata una tragedia annunciata”; il passaggio all’atto violento che ne ha de- terminato la morte avviene, solitamente, dopo mesi o anni di maltrattamenti e violenze.
Cosa si può fare per contrastare il fenomeno della violenza? Cosa si può fare “prima che sia tardi”? Da un lato, l’operazione che a livello culturale, sociale, mediatico si sta tentando di produrre è una focalizzazione sul maschile; tra i temi trattati, in primo piano c’è sempre di più quello che interroga gli uomini, la loro posizione di carnefici e come questa possa evolversi, modificarsi, produrre un possibile cambiamento.
Quando si parla di violenza sulle donne si parla davvero delle donne? O si parla di quante botte hanno preso, quante costole rotte, quali organi danneggiati, come sono state uccise? Solitamente sappiamo da quanto tempo stavano con il loro carnefice. Ma sulla loro posizione ci si interroga mai? Su cosa le abbia portate lì, sul perché, sul loro modo di desiderare, di amare, etc. Questo è il pane quotidiano di uno psicoanalista, certo. Ma quello su cui vorrei portare la riflessione è se questo piano non manchi, appunto, per altri motivi. Non c’è forse una confusione tra colpa e responsabilità che invece andrebbero ben distinte? Sì, la nostra cultura ha indubbiamente avvallato per decenni una certa posizione di “colpevolezza” e di subordinazione femminile, anche dal punto di vista giuridico.

Claudia Rubini

Mar201610

Ortoressia Nervosa letteralmente significa “ossessione per mangiare cibi sani” e tale patologia si manifesta attraverso un comportamento di salutismo estremo che può portare la persona a soffrire di depressione, sensi di colpa, ansia e fobie.

Inoltre tale patologia porta ad una compromissione delle relazioni sociali in quanto il soggetto ortoressico basa la propria quotidianità sulla cura del proprio corpo e tende ad allontanare da sé le altre persone.

L´ortoressico infatti è ossessionato dalla qualità del cibo e si deve sempre assicurare che questo sia sano. Conosce perfettamente le etichette dei cibi in vendita nei supermercati per cui sa quante calorie contiene un determinato alimento, quante proteine, quanti carboidrati, quanti grassi saturi ed insaturi, ecc. Ogni giorno infatti è dedicato alla

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