Mag201313

YLI_048La decisione di separarsi, in genere, viene presa perché si spera così di ottenere una qualità di vita migliore per sé, per il proprio partner e per i figli.
La fiducia e la speranza di poter essere amati in un modo più corrispondente alle proprie aspettative, è spesso la base di questa decisione.
Si mette fine ad una situazione infelice solo se, più o meno consapevolmente, si ha fiducia nella possibilità di essere felici (Bernardini, 1997). La separazione di fatto prima e legale poi non coincidono necessariamente con la separazione emotiva dei coniugi, anzi spesso questi due processi si verificano in tempi diversi.
La separazione emotiva implica un processo che pone fine ai legami psicologici tra i due coniugi o che, comunque, li trasforma completamente (Oliverio Ferraris 1997).
Non sempre entrambi i partner riescono a fare questo passo. Può succedere che uno dei due, in genere quello che richiede la separazione, elabori prima dell’altro il distacco ed è quindi più autonomo, mentre l’altro rimane emotivamente coinvolto e non riesce a superare quest’esperienza vissuta, nella maggior parte dei casi, come un fallimento personale, uno smacco o un affronto.
L’esperienza vissuta dal partner che subisce la separazione è molto simile a quella del lutto e si articola in varie fasi (Bowlby 1979, Oliverio Ferraris 1997):

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Ago201216

Il legame fra intelligenza generale e ordine di genitura è oggetto di dibattito da diverso tempo.
In questi giorni è stata pubblicata su Science una ricerca epidemiologica norvegese che ha analizzato il quoziente intellettivo di 241.310 ragazzi dai 18 ai 19 anni, nati fra il 1967 e il 1976, misurato in occasione della visita militare.
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Lug201219

Pubblico un’illuminante intervista a Giacomo Mangiaracina, che ho avuto la fortuna di avere come insegnante durante i miei studi post-universitari. Mangiaracina è medico, specialista in Salute Pubblica, docente alla facoltà di Medicina e Psicologia, Università Sapienza di Roma.

Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Prevenzione.
Direttore Responsabile della Rivista Tabaccologia.

Membro dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria.

Dottore, la sigaretta è davvero una droga?
Come si fa a non parlare di dipendenza quando sappiamo che più di un fumatore su due desidera smettere, in genere per motivi di salute, e che meno del 7% di quelli che ci provano senza aiuto, arrivano a superare un anno di astinenza. Ci si dovrebbe semmai meravigliare di come certi fumatori non riconoscano il loro stato di dipendenza. In alcuni casi la negano, ma molti la riconoscono e candidamente l’ammettono.

Solo la Nicotina è responsabile della dipendenza?
No. Una dipendenza è sempre multifattoriale. In quella da Fumo sono importanti le ragioni per cui si fuma. Alcuni fumatori hanno grande difficoltà a smettere perché la sigaretta ha permesso loro di soddisfare alcuni “bisogni” psicologici: comunicare, strutturare il tempo, mascherare un problema, contenere uno stato d’ansia. Vi sono poi altri fattori che contribuiscono a creare dipendenza, come la gestualità, l’abitudine, i modelli sociali e professionali. Ed in più vi è la facilità di accesso al prodotto.

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