Lug201311

In Inghilterra e nel Galles, l’educazione sessuale nelle scuole pubbliche non è obbligatoria e i genitori possono non permettere ai loro figli di partecipare alle lezioni. Il programma si focalizza sugli organi di riproduzione, lo sviluppo del feto e i cambiamenti fisici e psicologici della pubertà. Le informazioni circa i contraccettivi e la prevenzione delle malattie sono a discrezione delle scuole locali. L’Inghilterra ha una delle percentuali più alte di ragazze-madri d’Europa e l’educazione sessuale è un argomento molto dibattuto dal governo e dai media. In una ricerca condotta nel 2000 dall’Università di Brighton, molti quattordici-quindicenni hanno manifestato disappunto sui contenuti delle lezioni di educazione sessuale. Hanno percepito una mancanza di fiducia verso gli insegnanti che impediva loro di fare domande esplicite sui contraccettivi.
In Scozia, il principale programma di educazione sessuale si chiama [..]

Mag201321

Eccovi qui di seguito un breve resoconto delle spese che uno psicologo (serio) deve sostenere:
1) Lo psicologo non è mai preparato a fare quello che deve fare.
Per quanto abbia studiato, ogni persona è diversa e le varie scuole e teorie possono fornire solo delle indicazioni molto generali.
Perciò, quando nel tuo ufficio arriva il sig. Pistis, con la sua vita, i suoi problemi e i suoi sintomi, lo studio e le esperienze che hai maturato ti orientano… ma non ti forniscono nessuna mappa e nessuna guida!
Ogni psicologo deve fare costantemente i conti con una sensazione di inadeguatezza cronica che si allenta soltanto quando, come un sarto, avrà cucito il suo intervento sulle misure specifiche del sig. Pistis e lui lo avrà indossato sentendocisi bene, comodo e a suo agio.
Naturalmente, questo stato di glamour difficilmente si realizza al primo colpo,

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Lug201219

Pubblico un’illuminante intervista a Giacomo Mangiaracina, che ho avuto la fortuna di avere come insegnante durante i miei studi post-universitari. Mangiaracina è medico, specialista in Salute Pubblica, docente alla facoltà di Medicina e Psicologia, Università Sapienza di Roma.

Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Prevenzione.
Direttore Responsabile della Rivista Tabaccologia.

Membro dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria.

Dottore, la sigaretta è davvero una droga?
Come si fa a non parlare di dipendenza quando sappiamo che più di un fumatore su due desidera smettere, in genere per motivi di salute, e che meno del 7% di quelli che ci provano senza aiuto, arrivano a superare un anno di astinenza. Ci si dovrebbe semmai meravigliare di come certi fumatori non riconoscano il loro stato di dipendenza. In alcuni casi la negano, ma molti la riconoscono e candidamente l’ammettono.

Solo la Nicotina è responsabile della dipendenza?
No. Una dipendenza è sempre multifattoriale. In quella da Fumo sono importanti le ragioni per cui si fuma. Alcuni fumatori hanno grande difficoltà a smettere perché la sigaretta ha permesso loro di soddisfare alcuni “bisogni” psicologici: comunicare, strutturare il tempo, mascherare un problema, contenere uno stato d’ansia. Vi sono poi altri fattori che contribuiscono a creare dipendenza, come la gestualità, l’abitudine, i modelli sociali e professionali. Ed in più vi è la facilità di accesso al prodotto.

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